Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Il Pensiero Paleologico

La Schizofrenia

IL PENSIERO PALEOLOGICO

Il Pensiero Paleologico


Arieti (1978) sostiene che lo schizofrenico usa diverse strutture di pensiero, le quali portano a distinte soluzioni. L’Autore propone il concetto di “principio di regressione teleologica progressiva”; regressione, poiché sono usati livelli d’integrazione mentale più antichi; teleologica, perché la regressione ha uno scopo, evitare stress, tensione e ansia; progressiva, perché la regressione avanza sempre più in modo involutivo.

Il pensiero paleologico (Arieti), è un tratto caratteristico del modo di pensare della personalità schizofrenica, in cui il processo associativo avviene secondo modalità tipiche delle culture primitive. Nel pensiero paleologico, una classe o categoria, è un insieme di oggetti che hanno in comune un predicato e sono identificati o diventano equivalenti, tale pensiero può essere interpretato nonostante le regole della categorizzazione siano infrante.


Un’altra caratteristica del pensiero dello schizofrenico è la diversa percezione della dimensione spazio-temporale, il tempo è sperimentato in modo differente, può essere percepito più lentamente o in maniera più caotica, mentre lo spazio è vissuto in base al proprio modo di sentire. Gli oggetti possono sembrare più piccoli (micropsia), più grandi (macropsia), più ampi in alcune parti (dismegalopsia). Lo spazio è vissuto con ansia, c’è la ricerca di piccoli spazi definiti, in cui poter vedere e toccare mentre non è tollerato il vuoto.



Il contenuto delle allucinazioni


Il fenomeno delle allucinazioni è comune nei casi di schizofrenia e indica che la malattia è in fase attiva e può essere vissuta come terrificante, poiché inizialmente se ne comprende la non realtà; questo è un momento di lotta e reazione alla malattia che non sempre avviene.

Si instaura un meccanismo d’attesa di nuove allucinazioni fino ad accettarle e considerarle parte ed esperienze della vita del paziente. Le prime teorie tentarono di spiegare il meccanismo delle allucinazioni, come un’iperattività dei centri sensoriali e della corteccia cerebrale o un refluire retrogrado dell’immagine visiva. Altre teorie considerano le allucinazioni indipendenti dagli organi di senso, spostando l’attenzione sui fattori affettivi, rappresentazioni inconscie di uno stato affettivo profondamente vissuto o di un desiderio molto sentito, incapace di penetrare nell’Io direttamente se non trasformandosi in percezioni sensoriali, come se provenissero dal mondo esterno.


Un altro approccio considera l’allucinazione come una rappresentazione staccata dal soggetto, tale separazione è alla base del processo di depersonalizzazione, propria di tutte le condizioni psicotiche dove si può sentire il proprio corpo staccato da sé, l'Io non controlla lo spazio corporeo e lo spazio esterno.


Le allucinazioni contengono psicologicamente quello che il paziente sente di se stesso, trasformandole in percezioni sensoriali, il livello è più elevato delle semplici percezioni; non tutte le allucinazioni sono caratteristiche di condizioni patologiche, prima di addormentarsi e prima del risveglio possono presentarsi immagini, suoni, odori di tipo allucinatorio dette allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche, la cui irrealtà è immediatamente percepita con l’acquisizione della veglia.

BIBLIOGRAFIA

Arieti, S. Interpretazione della schizofrenia. Volume l. Feltrinelli, Milano, 1978.

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