Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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La Schizofrenia

La Schizofrenia

LA SCHIZOFRENIA


La Dementia Praecox secondo E.Kraepelin


Il termine Demenza Precoce fu usato da Kraepelin per descrivere lo stato demenziale che seguiva subito dopo la malattia rilevando il carattere prognostico. Questa definizione era il prodotto dell’osservazione di una sintomatologia che comprendeva: allucinazioni, deliri, emotività incongrua, deficit dell'attenzione, negativismo, stereotipie e progressivo deterioramento.
L'eziologia della demenza precoce, fu attribuita ad una patologia organica del cervello, e in seguito ad un disturbo metabolico. I limiti di tale concezione furono riconosciuti dallo stesso Kraepelin, osservando che non tutti i casi di demenza precoce terminavano in demenza ma che alcuni guarivano completamente.Il contributo di Kraepelin, nella descrizione dei sintomi fu notevole ma scarso per la profondità, il malato era ridotto ad una specie rara d’essere umano, da tenere separato dalla società e, rinchiuso in un'istituzione manicomiale.

La Revisione del Pensiero Kraepeliano proposta da Eugen Bleuler


Nel 1911 Bleuer, dopo anni di studio e di ricerche, introdusse il termine "Schizofrenia" andando oltre la linea descrittiva, considerando il meccanismo di scissione delle funzioni psichiche, umanizzando i sintomi e sostenendo che in situazioni particolari anche le persone normali potessero presentare sintomi schizofrenici, come concetti e idee incompleti.
Bleuer aggiunse alla suddivisione effettuata da Kraepelin oltre ai gruppi ebefrenico, catatonico e paranoide, il simplex e divise in due serie di gruppi i sintomi: i sintomi fondamentali, comuni sia nei casi di schizofrenia latente che conclamata, riguardavano l’alterazione del processo d’associazione, pensiero e comportamento detto “Autismo”, i sintomi accessori, non sempre presenti, comprendevano deliri, allucinazioni, atteggiamenti catatonici. Il sintomo primario era il disturbo del processo d’associazione, mentre quello secondario era il prodotto della combinazione dei sintomi primari e dei fattori psicogeni.
Bleuer cercò di rendere il concetto di schizofrenia meno rigido, individuando un meccanismo centrale della schizofrenia che chiamò “allentamento delle associazioni d’idee”, causa del pensiero confuso e bizzarro originato da idee e concetti non collegati con l’idea principale. Bleuer ipotizza l’esistenza di una tossina per spiegare la malattia, perché le cause mentali producono solo i sintomi. Si percepisce una certa ambivalenza nella posizione dell’Autore, sull’eziologia della schizofrenia, considerando sia lo sviluppo psicogeno sia quello organico.
Il contributo di Bleuer è stato quello di aver introdotto concetti quali ambivalenza, intesa come sentimenti contrapposti dello stesso oggetto caratteristico della schizofrenia catatonica; autismo, come ritiro dalla realtà matrice di terrore e angoscia,vivendo in una dimensione di fantasia; il negativismo, oltre che come fenomeno motorio, anche come atteggiamento psicologico che considera ostili gli stimoli che vengono dall’esterno.

La Concezione Dinamica di A. Meyer


Adolph Meyer, cercò di approfondire i fattori psicologici nell’eziologia della schizofrenia. Attraverso uno studio longitudinale, egli cercò di identificare quei fattori che nella vita del malato apparivano centrali, come l’incapacità di affrontare difficoltà quotidiane, insuccessi creando abitudini difettose, che Meyer, chiamò “ Reazioni Sostitutive “, vale a dire, da comportamenti di compromesso ad abitudini dannose a meccanismi allucinatori.
L’Autore approfondì gli aspetti mentali e l’aspetto longitudinale del processo di disadattamento, distinguendo quantitativamente le abitudini difettose dai sintomi schizofrenici, senza dare importanza al carattere simbolico delle abitudini e all’arcaicità dei sintomi. Meyer, si pone come ponte tra la concezione di Kraepelin, di Bleuer, e l’approccio psicodinamico.


Il Disturbo tra l’Io e il Mondo Esterno secondo S. Freud


Freud non si occupò principalmente delle psicosi, ma sostenne che condividevano con le psiconevrosi funzioni e meccanismi fondamentali. La psicosi allucinatoria e originata da idee intollerabili che, rifiutate dall’Io, riemergono tendendo al soddisfacimento allucinatorio del desiderio.
Freud sosteneva che per i nevrotici il meccanismo difensivo centrale fosse la "rimozione” , cioè la repulsione da parte dell’Io o del Super-io di rappresentazioni incompatibili con le proprie esigenze. Mentre per le psicosi introdusse, nel 1896, il meccanismo della “proiezione” intesa come misconoscimento della realtà interna operazione attraverso cui il soggetto localizza fuori di sé, in persone o cose, ciò che rifiuta o non riconosce come proprio.
Freud considerò la schizofrenia come un cambiamento della relazione che il paziente aveva con persone e oggetti del suo ambiente. Questo disinvestimento delle cariche libidiche dagli oggetti, portava lo schizofrenico al ritorno dell’autoerotismo infantile. L’allucinazione era considerata come lotta fra rimozione e un tentativo di guarigione per ricondurre la libido ai suoi oggetti. Questo tentativo di guarigione che gli osservatori scambiano per la malattia non si serve del meccanismo di proiezione, come accade per la paranoia, in cui si ha un ritiro dell’investimento libidico dagli oggetti dell’ambiente sull’Io che è investito narcisisticamente, ma di un meccanismo allucinatorio.
Nella schizofrenia la libido si ritira e si fissa al livello più antico dell’individuo. Freud definisce la psicosi come conflitto tra l’Io e l’ambiente (l’Io accetta parte dell’Es), ma trascurò l’importanza dell’Io e del Super- io nella patogenesi delle psicosi dedicandosi prevalentemente allo studio della psiconevrosi.
Nel 1953, il maggior rappresentante della psicologia dell’Io (Hartmann), sosteneva che la schizofrenia dipendesse dall’incapacità di neutralizzare l’energia sessuale e aggressiva. Il transfert nella schizofrenia era considerato da Freud solo negativo, a causa del disinvestimento libidico verso gli oggetti esterni e la conseguente impossibilità di relazione con l’analista il trattamento analitico diveniva impossibile. L’inconscio era considerato di minore estensione perché parte dello stesso diventava parzialmente cosciente. Freud, fu il primo a dare una spiegazione in chiave psicologica del contenuto della psicosi, cercando di interpretare il significato simbolico dei sintomi.

La Possibilità di un Meccanismo Psicosomatico nella Schizofrenia secondo C.G.Jung


Jung sosteneva l’ipotesi che il disturbo emotivo potesse alterare il metabolismo creando un danno fisico al cervello ma non l’opposto, la base della personalità era l’affettività. Jung riteneva che il meccanismo della scissione fosse il tratto fondamentale della schizofrenia e che questa fosse causata dalla forza primaria dell’inconscio.

L’Autore rilevò l’importanza del “ complesso autonomo “; già Janet e Charcat, avanzarono l’ipotesi d’idee rimosse dalla coscienza mantenute indipendenti ma egli aggiunse che le idee dissociate avevano una carica emotiva, i deliri, le allucinazioni e gli altri sintomi della schizofrenia fossero causati dall’attività del complesso. Questo complesso autonomo bloccava le attività psichiche e la concentrazione del malato.
Con il concetto di “ inconscio collettivo “ e di “ archetipo “, Jung cercò di spiegare le somiglianze dei miti nonostante le distanze geografiche, storiche e culturali; l’inconscio collettivo inteso come la manifestazione di un inconscio generale, ereditato che contiene gli archetipi, immagini universali presenti fin dai tempi più remoti, modelli di comportamenti innati. Le formulazioni teoriche di Jung favorirono i fattori ereditari o congeniti più che l’ambiente.
La schizofrenia era considerata da Jung come il prodotto di una gran forza dell’inconscio, una gran quantità di materiale arcaico e di una mentalità infantile tale da non permettere l’adattamento alla vita, l’impossibilità di sopportare uno stato di panico di una psiche in conflitto. Jung sosteneva che i sintomi primari dipendessero da una causa organica e quelli secondari da origini psichiche. Nella schizofrenia ipotizzò che un meccanismo che portava all’estinzione della coscienza durante il sonno come funzione normale, era attivata per provocare uno stato simile al sonno, dove la coscienza era ridotta a livello dei sogni, i quali erano spesso catastrofici, indicando il tipo di rapporto che il malato aveva con l’ambiente e l’intenso isolamento, entrambi causati da un violento effetto.
L’autore riteneva che la schizofrenia potesse migliorare con un trattamento psicoterapeutico, ma solo se il terapeuta non presentava una predisposizione all’instabilità con il pericolo di alterare il suo equilibrio a causa della sua bassa resistenza psichica fortemente provata durante la relazione terapeutica con il paziente schizofrenico, per il quale intelligenza e grado di istruzione erano considerati fondamentali, da Jung, per la prognosi.


L’Interpretazione Psicodinamica della Schizofrenia secondo H. S. Sullivan


Sullivan interpretò la schizofrenia come un disturbo che poteva essere compreso attraverso la relazione interpersonale. Freud l'attribuiva al mutamento che avveniva tra individuo e ambiente e ad un ritiro dell’energia libidica; Sullivan l’ imputava alle difficoltà che si generavano nelle relazioni interpersonali.

L’Autore fu il primo a parlare di persona come prodotto delle relazioni. Il sé del bambino, la sua personalità, si crea attraverso la “ valutazione riflessa “ che proviene dai genitori o sostituti, nella prima infanzia detti “adulti significativi “. Una madre ansiosa e depressa trasmette questo malessere al bambino arrecando gravi danni durante lo sviluppo della stima di sé, l’infante, per difesa, allontana dalla coscienza ciò che spiacevole attraverso “distorsioni paratassiche “, l’interpretazione distorta di una relazione interpersonale. Impressioni antecedenti, soprattutto infantili, sono proiettate sugli altri trasformando le persone in qualcosa di diverso da ciò che sono, ottenendo una validazione consensuale, minore o minor riconoscimento degli altri verso le proprie affermazioni diminuendo la stima di sé, l’Io non valido diventa Io cattivo che l’individuo cerca di dissociare dall’esperienza della sua coscienza.
Il sé di Jung è l’espressione della sintesi fra l’inconscio e la coscienza, il sé di Sullivan è un sistema di sicurezza. Il panico nasce dal cedimento inaspettato di qualcosa di cui ci si fidava di vitale per la propria sicurezza. Se lo schizofrenico riuscisse ad avere un contatto o un’esperienza positiva con persone reali, le allucinazioni potrebbero diminuire lasciando il posto ad un disadattamento stabile regressivo che potrebbe permettere relazioni interpersonali di natura simile al sogno.
Come Jung anche Sullivan sosteneva che il pensiero dello schizofrenico fosse simile alle operazioni simboliche che avvenivano durante il sogno. L’Autore distinse due differenti sindromi, la demenza precoce con causa organica degenerativa, con prognosi negativa e l’altra causata da un disturbo nel normale svolgimento ambientale. Negò l’esistenza di tipi diversi di schizofrenia, sostenendo solo una possibile differente evoluzione. Se Meyer, non avesse concettualizzato i disturbi mentali come configurazioni dinamiche, reazioni alle esigenze della vita, si starebbe ancora cercando una causa organica.


I Contributi di Melanie Klein e di W. R. Bion


Partendo dall’esplorazione della psiche del bambino la Klein concentrò i suoi studi sulla precoce relazione del bambino con la madre, come oggetto d’amore primario, che introiettato costituiva una base solida per un sano sviluppo. La Klein considerò l’oggetto, il seno materno, sorgente di vita e nutrimento. La capacità del bambino di investire emotivamente il seno, permette di stabilire un sentimento d’unità, di sicurezza e di considerare la madre come oggetto d’amore. I primi mesi di vita sono caratterizzati dalla posizione “schizo-paranoide” , in cui il bambino percepisce la madre come oggetto parziale buono o seno gratificante e come oggetto parziale cattivo o seno frustrante, la scissione permette di tenere separato e protetto dagli attacchi dell’invidia e aggressività distruttiva, il seno buono da quello cattivo.
In seguito, con l’instaurarsi della posizione “ depressiva “, l’oggetto buono e l’oggetto cattivo sono percepiti come unico oggetto, la madre nella sua totalità insieme buona e cattiva, si instaura così il senso di colpa e la successiva riparazione per gli attacchi effettuati verso l’oggetto cattivo, e la paura che possa a sua volta vendicarsi di tali attacchi. L’invidia deteriora l’oggetto buono che diventa cattivo dal momento in cui infligge al bambino delle privazioni di latte, amore e cure. Il seno è attaccato per essere distrutto perché nessuno possa usufruirne, se il bambino possiede una forte capacità d’amare, riuscirà ad interiorizzare l’oggetto buono e a superare il danno e l’esperienza negativa degli attacchi causati dall’invidia e dall’avidità verso l’oggetto. Il bambino riuscirà così a sviluppare la capacità d’amare e di godere, base della gratitudine.
La Klein riteneva che alla base della confusione degli schizofrenici ci fosse l’incapacità precoce di distinguere l’oggetto buono da quello cattivo. Il processo “dell’identificazione proiettiva e introiettiva “, è stato d’enorme importanza per comprendere il modo di comunicare dello schizofrenico.
Bion descrisse l’uso del linguaggio dello schizofrenico come forma di comunicazione come metodo per pensare e come modo di agire. L’identificazione proiettiva, è un normale processo che avviene durante la relazione, tra il bambino e l’agente di cure. Il piccolo proietta la sua ansia nella madre, la quale contiene quest’ansia e la restituisce attenuata, predigerita, il bambino introietta sia l’esperienza di contenimento, sia l’oggetto contenente.
Nella schizofrenia l’oggetto bizzarro, le allucinazioni, sono state comprese con il processo dell’identificazione proiettiva. Le parti scisse dell’Io sono proiettate negli oggetti, persone o cose, che a loro volta sono frammentati. Il risultato è che le particelle che sono percepite come oggetto esterno reale inglobate dentro un frammento di personalità, possono essere di diversa natura, in base alla particella di personalità che lo ingloba (per esempio l’udito), e il tipo di oggetto reale frammentato inglobato (per esempio un quadro), ne risulta un’allucinazione di tipo persecutorio (il quadro parla, mi spia o mi ascolta).

BIBLIOGRAFIA

Aguglia, E. "Aspetti biologici della schizofrenia." C.U.L.C. Catania 1984.
Arieti, S. "Interpretazione della schizofrenia." Volume l. Feltrinelli Milano 1978.
Bion, W. R. "Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico." Armando Editore Roma.
Freud, S."Nevrosi e Psicosi." Newton Compton 1975.
Jung, C. G."La schizofrenia." Boringhieri Torino 1977.
Klein, M. "Invidia e gratitudine." Martinelli Firenze 1969.
Sullivan, H. S. "La moderna concezione della psichiatria." Feltrinelli Milano 1961.

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