Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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La Dimensione Trans-Formativa del Lutto

Psicodinamica del Cambiamento

LA DIMENSIONE TRANS-FORMATIVA DEL LUTTO

La Dimensione Trans-Formativa del Lutto


Ricordo nel periodo della co-visione formativa specialistica, un docente parlando di separazione e di lutto, disse che nella nostra cultura anche scolastica mancava una sorta di formazione, preparazione alla separazione.

Sin dall'infanzia, sin dal concepimento esperiamo questo evento, a partire dalla separazione dal ventre materno a seguire con una catena di eventi collegati al divenire esistenziale, al ricambio generazionale come passaggio della modalità di stare al mondo attraverso il modello operativi interni, le relazioni oggettuali interiorizzate.

La perdita come esperienza che accarezza l'esistenza come contatto non cercato, spesso negato, che attraversa la schiena restituendo un gelido brivido di impotenza e annientamento all'istante, che ha l'odore del dolore sordo che penetra nell'affettività fino a diventare memoria del corpo che si piega ad essa. Il corpo come testimone muto del dolore non elaborato, come uno tsunami non ha trovato un terreno pronto ad accogliere tanta forza distruttiva e rigenerativa.

Nel dolore, non nell'accezione della capacità che tempra a prescindere, ma attraverso degli strumenti conoscitivi presenti in tutti noi, da scoprire ma presenti pronti, in molti casi in embrione, lì immobili potenziali come archetipi da significare e percepire parte di sé pronti ad entrare in azione come guerriero che combatte per proteggere le parti amate di sé, interne e /o esterne, ma combatte.

Prima che questa immagine possa presentarsi ed avere un senso costruttivo sarà necessario attraversare le acque del dolore, dimensione originaria pre-connatale che ha in se il senso del recupero, dell'aspetto trasformativo dell'esperienza di perdita.

La mia riflessione non considera il lutto nella modalità umana di reagire dal punto di vista culturale, sociale e religioso ma come dimensione comune istintuale, come luogo di esperienza che accomuna umani e animali, prima della strutturazione del rituale.

Da un punto di vista della reazione attivata dall'istinto di vita che non può accettare la morte se non attraverso delle costruzioni potenti sia intrapsichiche, sia culturali sociali religiose.

La possibilità di avere il tempo di elaborare una separazione programmata è una esperienza unica che può avvenire in una relazione terapeutica, in questo luogo, campo mentale e reale di dinamiche transferali e controtransferali, l'esperienza dell'elaborazione della separazione può diventare una opportunità evolutiva trans-formativa.

Non tutti gli analizzandi riescono ad arrivare a questa importante fase, in molte situazioni si tende a sfumare la fine della relazione, a non renderla parlabile, a negarla. Questa modalità amputa il percorso di consapevolezza emotiva sospendendola, lasciando incompleta l'esperienza proprio in riferimento alla capacità di tollerare la separazione.

Sentendo ciò che si prova in prossimità della separazione e rendendo questo materiale emotivo affettivo strumento e contenuto su cui lavorare, si interiorizza un modello, un paradigma di elaborazione della separazione da richiamare come memoria emotiva, risorsa e strumento di gestione delle separazioni esistenziali.

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