Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Colloquio clinico

Colloquio Clinico

COLLOQUIO CLINICO


Che cos'è il colloquio clinico


Il colloquio clinico è lo strumento che permette la conoscenza tra utente e consulente, serve a trarre informazioni sulle attitudini, la personalità, le aspirazioni, i conflitti di un individuo, fino a permettere l’identificazione della struttura di personalità del soggetto. Il colloquio clinico deve avere carattere esistenziale, deve essere quel colloquio, per quel soggetto, per quel problema. Alcuni autori, hanno definito il colloquio come un processo di conoscenza che viene attuato attraverso il crearsi di un rapporto emotivo tra psicologo e soggetto, nel corso del quale il conduttore sospende ogni atteggiamento valutativo.
Sono importanti gli obiettivi e l’intenzionalità con cui si realizza l’interazione in un contesto, inteso come l’insieme delle relazioni, e la loro struttura organizzata, entro il quale ciascun individuo vive la propria esperienza. Con l’analisi della domanda, è possibile l’interruzione del processo collusivo che l’interlocutore ripropone nella relazione con lo psicologo, collusione in precedenza consolidati entro una specifica relazione sociale. Analizzare la domanda, significa analizzare la dinamica motivazionale che spinge una persona a richiedere l’intervento dello psicologo, il quale risponde con la sospensione dell’azione, intesa come sospensione della riproposizione agita dei modelli organizzativi della relazione. La funzione di conoscenza e di intervento, attribuita al colloquio, identifica due importanti categorie, l’individuo (informazione sull’interlocutore), e il rapporto (dinamica istituzionale che si istituisce nel colloquio).
Il colloquio clinico avviene tra persone che si incontrano più o meno volontariamente, con lo scopo di chiarire il modo caratteristico di vivere della persona, considerando sia gli aspetti derivanti dalla relazione verbale, che da quella non verbale, e individua quattro fasi fondamentali: l’inizio formale, cioè l’accoglienza, l’incontro fisico con la persona, la motivazione intrinseca o estrinseca, il tipo di committenza; il riconoscimento cioè la raccolta dell’anamnesi sociale e personale del soggetto; l’interrogatorio dettagliato che dipende dal motivo apparente; la conclusione che può rappresentare la fine dei vari incontri e la restituzione di quanto si è avuto modo di valutare.
Solo l’uomo maturo è capace di prendersi cura degli altri, ed è in grado di stabilire rapporti interpersonali profondi e creativi. Una preparazione preliminare all’incontro con l’altro è di sapere ascoltare e comunicare principalmente con se stessi, ciò significa che si è ascoltatori a turno, ognuno ascolta l’altro. La condizione fondamentale per ascoltare l’altro, è quella di fare il vuoto dentro di sé, liberarsi da pregiudizi e rumori di fondo, voci seduttive e condizionamenti che possono influenzare la richiesta dell’altro.
Lo scopo dell'incontro con lo psicologo sta nella possibilità, attraverso la ricucitura e la restituzione della storia individuale, di ri-significare la vicenda personale. La possibilità di sperimentarsi come soggetto attivo del proprio cambiamento, di comprendere le dinamiche patologiche e limitanti che si ripropongono nelle relazioni interpersonali, rendendo il rapporto con il mondo degli affetti insoddisfacente, può restituire la possibilità di una scelta più serena e consapevole. Il colloquio clinico utilizzato dallo psicologo per ri-scoprire parti creative tali da migliorare e conferire maggiori sfumature e colore alla propria esistenza.
L'accertamento psicodiagnostico con colloqui clinico-psicodiagnostici e la somministrazione di una batteria di test orienta ad un trattamento psicoterapeutico mirato.

- Il costo della psicodiagnosi è di euro 300,00 e comprende colloquio, somministrazione e siglatura test e restituzione finale. -

La personalità normale


Gli aspetti fondamentali della personalità sono il temperamento ed il carattere; per temperamento s’intende la tendenza innata, costituzionalmente data, ed in buona parte determinata geneticamente, a reagire in modo peculiare a stimoli ambientali, dove per stimoli s’intende l’intensità, la frequenza e la soglia delle risposte affettive.
Tali risposte affettive vanno considerate in situazioni emotive estreme, che diventano fondamentali per l’organizzazione della personalità. Le soglie innate di attivazione, sia delle emozioni positive e gratificanti, sia di quelle negative, dolorose e aggressive, rappresentano il collegamento fondamentale tra determinanti biologiche e psicologiche della personalità. Per l’eziologia dei disturbi di personalità, gli aspetti affettivi del temperamento sembrano essere di notevole rilievo.
Per carattere, s’intende la particolare organizzazione dinamica, degli schemi comportamentali di ciascun individuo, che riflettono globalmente il grado ed il livello d’organizzazione di tali schemi. Le strutture intrapsichiche, che determinano l’organizzazione dinamica del carattere, riguardano l’integrazione tra il concetto di sé ed il concetto degli altri significativi. Il carattere include quegli aspetti comportamentali denominati funzioni e le strutture dell’Io, mentre la personalità è codeterminata dal temperamento e dal carattere ma anche da una struttura intrapsichica superiore, il Super-io.
La personalità, dunque, come integrazione dinamica di tutti gli schemi comportamentali derivati dal temperamento, dal carattere e dal sistema di valori interiorizzato. L’integrazione del sistema di valori, della dimensione etica e morale della personalità, come parte rilevante nella costituzione della stessa. La personalità normale, è caratterizzata da un concetto integrato del sé e dell’altro significativo, queste caratteristiche strutturali, chiamate identità dell’Io, si riflettono in una sensazione interiore ed un’apparenza esteriore di coerenza con se stessi, e sono condizione fondamentale di una normale autostima e soddisfazione nel vivere.
Una visione integrata del sé assicura la capacità di realizzare desideri, aspirazioni e progetti a lungo termine; mentre la visione integrata dell’altro garantisce la capacità di valutare adeguatamente gli altri, di provare empatia ed investire emotivamente su di loro, questo racchiude la possibilità di instaurare una dipendenza matura che non escluda il mantenimento di un senso di autonomia. Altra importante caratteristica strutturale della personalità normale, come espressione dell’identità dell’Io, è la forza dell’Io, che si riflette in una disponibilità affettiva, nella capacità di controllare le emozioni, gli impulsi e nella capacità di sublimazione nel lavoro e nei valori. Qualità come la perseveranza, la creatività e la coerenza, utilizzate sia nelle relazioni interpersonali sia nel lavoro, indicano una normale identità dell’Io, così come la capacità di fidarsi, la reciprocità e l’impegnarsi nei rapporti con gli altri sono codeterminate dalle funzioni del Super-io.
Un altro aspetto fondamentale della personalità normale, è la presenza di un Super-io integrato e maturo, come prodotto dell’interiorizzazione di un sistema di valori stabile e non dipendente in modo eccessivo dalle proibizioni infantili inconsce. Tale struttura, riflette il senso di responsabilità personale, la capacità autocritica, l’integrità e la flessibilità nel considerare le scelte che comprendono il rispetto delle norme sociali, valoriali, e ideali. Ultimo aspetto importante da inquadrare in una personalità normale è la gestione adeguata degli impulsi libidici ed aggressivi, questo implica la capacità di esprimere pienamente i propri bisogni sensuali e sessuali in modo integrato, con tenerezza e coinvolgimento emotivo verso la persona amata, comprendente un certo grado di idealizzazione dell’altro e della relazione.
La gestione dell’aggressività, include la capacità di sublimarla nella sicurezza in se stessi, nell’affrontare gli attacchi senza reazioni eccessive, nella capacità di reagire proteggendosi e nell’evitare di rivolgere l’aggressività contro di sé.

L'importanza del gruppo interno


L’autore che ha dato un forte contributo al campo gruppale è stato Kurt Lewin che, nonostante si occupasse di psicologia della forma, iniziò ad interessarsi allo studio dei gruppi dal 1938, uno dei concetti più importanti è che il gruppo deve essere considerato come un insieme, un tutto, le cui proprietà, sono diverse dalla somma delle singole parti, quindi il gruppo come un sistema di interdipendenza fra i membri e gli elementi del campo, che spiega il funzionamento del gruppo sia rivolto verso l’interno che verso l’esterno. Nel 1944 Lewin, utilizza il concetto di “dinamiche di gruppo”, per descrivere la distribuzione di forze che determinano il comportamento di un sistema gruppale. Le osservazioni di Lewin, ebbero forte influenza sull’opera di Foulkes, psicoanalista e fondatore della gruppoanalisi, fondamentale per tale teoria è il concetto di “matrice” intesa come rete di comunicazione di tutti i processi mentali individuali, l’ambiente psicologico in cui essi si incontrano, comunicano ed interagiscono.
Foulkes parte, nella sua teoresi, dal considerare la mente come un fenomeno multipersonale, il sedimentarsi delle modalità di relazione familiari costituirà per Foulkes la “matrice di base” della vita mentale dell’individuo. Da qui l’assetto mentale del terapeuta, che pone il focus sia in senso diagnostico che pragmatico sullo status mentale e relazionale collettivo fenomenologicamente rilevante per quel gruppo familiare. La matrice di base, è il gruppo familiare di appartenenza, in cui il bimbo introietta personaggi con i quali identificarsi (i nodi di questa rete), i modelli di relazione (il filo di questa rete che unisce e attraversa i nodi stessi). Tale derivato di matrice, costituisce la matrice personale, o gruppo interno, che verrà transferalmente riattualizzato in ogni situazione relazionale significativa, come nel gruppo terapeutico, ove concorrerà alla formazione della rete comunicativa gruppale o matrice dinamica.
La matrice è l’ipotetica rete di comunicazioni e relazioni in un determinato gruppo, è il terreno condiviso che alla fine determina il significato e la significazione di tutti gli eventi, e su cui poggiano tutte le comunicazioni verbali e non verbali. Il gruppo va visto come sistema originato dall’incontro dei sottosistemi, costituiti dai singoli membri e dall’analista stesso, potenzialmente tendendo alla comunicazione totale, e che va preso in esame nella sua totalità.
Napolitani superando l’antinomia fra “ individuale e sociale “, del pensiero di Freud, propone una realtà psicologica in cui ciò che interno è all’esterno e il sociale, oltre ad essere esterno, è profondamente interno. La multidimensionalità dell’esperienza relazionale, individua tre componenti: Protomentale (P), Transferale (S), Simbolico (R). Foulkes condivide con Bion, le caratteristiche protomentali di negazione della dimensione di tempo e spazio, ma concepisce tale sistema come un’esperienza del nascente, dell’essere in un’area di eccitamento condivisa in un presente assoluto, quale ciò che si sperimenta nell’innamoramento, e può quindi contenere aspetti di scoperta della dipendenza verso il gruppo nel suo insieme. Il sistema P, si può riallacciare, all’assunto di base Bion dell’accoppiamento, in cui si possono innescare minacce di separazione e frammentazione, sviluppando quello che Napolitani chiama “ stato di bisogno “. Napolitani rileva, che la matrice gruppale di Foulkes, nasce da una situazione transferale di base, cui tutti i partecipanti vi cooperano per determinare un modello relazionale comune.
L’analisi del transfert, significa per tutti i membri del gruppo ritrovare il senso storico delle proprie componenti identificatorie e quindi delle proprie gruppalità interne, che entrano in gioco nella riattualizzazione delle scene originarie. L’universo “ S “, si contrappone all’universo “ P “, per non essere monodico, ma diadico. Nel sistema transferale “ S “, non è prevista una nascita, un’autonomia, ma solo un adeguamento a modelli (il falso Sé di Winnicott). L’esperienza in assunto di dipendenza, che per Bion era classificabile come meccanismo di difesa contro ansie psicotiche, diventa per Napolitani lo stato originale, naturale dell’uomo, e la natura dell’uomo è la cultura. E’ solo nell’assunzione di un’esperienza d’identità individuale, di libertà rispetto alle proprie matrici, che l’uomo può vivere una relazione nel campo R, l’universo della relazione interpersonale progettuale.



Il registro, in cui questo processo si svolge, è quello simbolico, che si situa in una situazione triadica, perché lascia uno spazio di riconoscimento intersoggettivo tra sé e l’altro. Per raggiungere quest’esperienza, è necessario un riattraversamento delle proprie esperienze transferale, il riconoscimento del carattere superegoico del cosiddetto esame di realtà, la lacerazione degli ordini prestabiliti. Questa tensione progettuale, non può che essere costellatala momenti depressivi, proprio perché si spezza la certezza della continuità del potere, e l’esperienza del futuro è anche esperienza di morte. Il sistema individuale, che possiamo far coincidere con la struttura tripartita della mente in Es, Io e Super-Io, è strettamente correlato con il sistema madre-bambino, a sua volta correlato con il sistema familiare, che è correlato con il gruppo sociale e viceversa. Il bambino è determinato dai suoi genitori che a loro volta sono determinati dalla loro famiglia, regione, cultura, religione e nazione, cioè dal contesto relazionale, al quale a sua volta dà il contesto relazionale, al quale a sua volta dà il suo contributo man mano che cresce ( vedi diagramma 1)




Il diagramma 2 mostra l’interdipendenza tra l’intrapsichico, l’interpersonale o rete d’interazione e il transpersonale o matrice di gruppo.
La rete d’interazione, significa che l’equilibrio intrapsichico individuale è strettamente correlato all’equilibrio delle relazioni interpersonali e che ogni rottura o alterazione individuale implica una rottura o alterazione dell’intera rete e viceversa (dinamiche di gruppo). La matrice di gruppo, significa che questa rete di comunicazione e di relazione ha alcuni contenuti che consistono nell’eredità biologica e culturale che gli individui hanno in comune. La Gruppoanalisi è una psicoterapia psicoanalitica, parliamo di psicoterapia psicoanalitica quando prendiamo in considerazione: l’inconscio, il contenuto dell’inconscio e l’analisi con le pulsioni istintuali dell’Es, il rimosso, i meccanismi di difesa, gli archetipi dell’inconscio collettivo e l’analisi vale a dire tutto il lavoro che viene fatto per rendere conscio l’inconscio e ottenere un cambiamento.



La psicoanalisi opera su una relazione duale, basata sul transfert e controtransfert, invece la gruppoanalisi, opera su una relazione multipersonale basata su un transfert multiplo, ma anche su molti altri fattori che non sono transferenziali ma riguardano il qui ed ora: in altre parole rispecchiamento, risonanza, esperienza emotiva correttiva, Ego-Self training in action, socializzazione. La gruppoanalisi, è una psicoterapia psicoanalitica effettuata dall’intero gruppo, sotto la guida del conduttore attraverso la comunicazione ed il lavoro di traduzione del significato di quello che viene comunicato. Tale lavoro porta alla maturazione della matrice di gruppo, che produce il cambiamento individuale, la maturazione dell’individuo va ad ulteriore vantaggio della matrice di gruppo, in un continuum dinamico e circolare.

BIBLIOGRAFIA

Carli R.," L’Analisi della Domanda". Giuffrè.1993
Colamonico P., "La Psicodiagnostica". Psicologia Generale Sociale E Clinica Carocci 2002 (pp 325-356)
Montesarchio G., "Il Colloquio Clinico" - Il Setting. Colloquio Da Manuale. Giuffrè 1998 (pp 2-52)
Saraceni C., Montesarchio G., "Introduzione alla Psicodiagnostica". Carocci 1998
Di Maria F., Lo Verso G. “ La psicodinamica dei gruppi” Teorie e tecniche. Raffaello Cortina 1995
Di Maria F., Lo Verso G. "Gruppi" Metodi e strumenti. Raffaello Cortina 2002

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