Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Piccolo Medio e Grande Gruppo

Colloquio Clinico > I Gruppi in Psicoanalisi

PICCOLO MEDIO E GRANDE GRUPPO

Dal Piccolo Gruppo Foulkesiano al Gruppo Intermedio e Grande


La gruppoanalisi di S. H. Foulkes (1948), comincia dove Freud si fermò. Con la costituzione del piccolo gruppo analitico composto da 7-8 membri, il conduttore si pone in modo decentrato a vantaggio della libera comunicazione dei singoli membri. Egli ha il compito di instaurare e mantenere la situazione gruppoanalitica: svezzando il gruppo dall’essere guidato; astenendosi da argomenti preordinati; rimanendo come persona distaccata, sullo sfondo. Gli individui vengono messi in condizione di acquisire un’autonomia funzionale svincolata dal capo e dagli altri membri. Il concetto fondante il processo terapeutico considera l’intrapsichico individuale, strutturato dalla psicoanalisi in Es, Io e Super-Io è legato con la rete di relazione interpersonale e transpersonale o matrice, in influenzamento reciproco. L’attenzione viene spostata dall’intrapsichico al sociale; l’individuo non può esistere senza il gruppo e viceversa.
Il gruppo intermedio, che rappresenta un ulteriore sviluppo della gruppoanalisi degli anni ’70 ad opera di de Maré, si colloca tra il piccolo gruppo di 7-8 persone a quello grande di oltre 30. Più del piccolo gruppo, l’intermedio pone il contesto culturale al centro della terapia, di modo che la cultura e i miti sociali possano essere compresi in una situazione che si avvicina a quella della comunità. Nel gruppo intermedio il terapeuta non è direttivo e rimane relativamente disimpegnato astenendosi dallo stabilire argomenti e mete, il suo proposito, è quello di porre gli individui in condizione di dialogare.
Il dialogo rappresenta il processo trasformativo, che converte ciò che non ha senso in comprensione e significato, il focus è sul qui e ora, gli aspetti non transferiali sono molto più ampi di quelli del piccolo gruppo; mentre nel piccolo gruppo, il conduttore è una figura transferenziale, è l’oggetto della principale proiezione di figure genitoriali, nel gruppo intermedio, il gruppo interno costituisce la tela sulla quale il Super-Ego è proiettato.
Nel gruppo intermedio gli individui imparano a parlare e a gestire le emozioni che emergono, cosa che diviene un esercizio molto attivo per l’Io, che si allena a far fronte alle forze repressive e alle emozioni suscitate. L’Io individuale progressivamente impara a parlare e a pensare spontaneamente, le relazioni tra l’Io e l’Es da una parte, e l’Io, il Super-Io e la realtà esterna dall’altra, vengono modificate a favore di una maggiore libertà e forza dell’Io.
All’inizio, il pericolo rappresentato dall’attacco persecutorio da parte del gruppo nei confronti dell’individuo, oppure dalla dissoluzione dell’individuo nella massa, dà luogo ad un panico d’intensità quasi psicotica. La paura di parlare e di perdere l’identità, porta ad un isolamento narcisistico, che genera il reciproco odio primario. Se il dialogo va avanti, l’identità sorge dall’atmosfera Koinonica dell’interazione sociale. Il dialogo incoraggia la caduta dei meccanismi di difesa e la libera espressione individuale. Esso permette il superamento delle barriere narcisistiche individuali nei confronti del mondo esterno. E’ inoltre lo strumento operativo fondamentale attraverso il quale, ciò che è inconscio e non ha senso, diviene conscio e acquista significato. La frustrazione e l’aggressività create dall’impatto dell’individuo con il gruppo, vengono trasformate attraverso il dialogo in comunione, condivisione compartecipazione Koinonia.
Il dialogo è lo strumento di trasformazione e maturazione delle culture pre-genitali e dell’affermazione del primato della genialità; esso può essere considerato lo spazio transizionale che non è né soggettivo, né oggettivo, ma porta alla costituzione del significato. Il dialogo con l’esterno permette una riorganizzazione del dialogo interno, l’individuo viene a conoscere se stesso attraverso la reazione che causa negli altri e l’immagine che gli viene restituita (rispecchiamento), l’individuo si differenzia attraverso un costante confronto delle somiglianze e delle differenze con gli altri.
La relazione gruppoanalitica si esprime in un lavoro d’individuazione attraverso il riconoscimento e la ricucitura delle parti scisse del sé. La gruppoanalisi ha spostato l’attenzione dall’individuo alla società, o meglio ha messo in relazione l’individuo con la società, con la creazione di una microcomunità e di una microcultura, in via di sviluppo e di maturazione, il gruppo intermedio, rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’analisi della società.
Per de Maré la cultura del gruppo è la mente del gruppo; le culture sono tre: biocultura, equivalente all’Es della mente individuale e comprende i livelli pre-edipici e edipici, orale, anale, fallico e gli archetipi dell’inconscio collettivo. La sociocultura equivalente al Super-Io della mente individuale, è repressiva e frustrante; l’idiocultura, invece, è equivalente all’Io della mente individuale. Nel gruppo intermedio lo scontro tra biocultura e sociocultura è trasformato attraverso il dialogo in idiocultura. La microcultura del gruppo intermedio permette alle pulsioni della biocultura di essere espresse, ridimensiona le pressioni della sociocultura e determina il trionfo dell’Io.
Foulkes ha scritto sui piccoli gruppi che l’individuo è l’oggetto del trattamento, ma il gruppo è il principale strumento terapeutico; esso è preso in trattamento per curare i suoi membri. Nel grande gruppo, invece, è vero il contrario: il gruppo diviene l’oggetto e l’individuo l’agente del trattamento. Il grande gruppo può acquistare una cultura psicoterapeutica, ma ciò è visto come un fatto accidentale. In esso il dialogo diviene centrale ma deve essere appreso come una lingua. La situazione è frustrante soprattutto all’inizio, poiché la rete iniziale di comunicazione è rudimentale; l’odio generato da questa situazione viene trasformato alla fine, attraverso il dialogo, e costituisce la base dell’energia mentale, endopsichica o dell’Ego (diversa da quella istintuale). Attraverso il dialogo questa nuova energia liberata diviene la forza portante del pensiero. Mentre lo strumento del pensiero nell’individuo è la mente, l’equivalente di questo nel grande gruppo è la struttura sociale.
La caratteristica cruciale del gruppo intermedio è la sua potenzialità di trasformare il modello subculturale del gruppo pregenitale, o la microcultura del gruppo edipico familiocentrico, nella struttura del suo equivalente socio-culturale, in precedenza resa invisibile perché ignorata. Un’altra parola greca the si collega a Koinonia è Eutropelia, che significa letteralmente “buona disposizione o versatilità della mente”. Essa fa riferimento all’abilità di vedere le cose in maniera divergente piuttosto che convergente cosicché il familiare diventa estraneo e l’estraneo familiare , stimolando il nostro senso umoristico e provocando il riso. Proprio la dimensione del gruppo più grande può fornire una sufficiente coesività per agire come zavorra e neutralizzare gli attacchi individuali distruttivi e fornire un’alternativa alla resa o all’imbrancamento, come in un branco di lupi.
Il contesto più ampio può presentare un fronte potente che può sopportare la violazione tramite una costante pressione della negoziazione continua. Questo è un esempio di “ego trai in action” (allenamento dell’Io in azione), in quanto fa fronte molto bene, come Foulkes osservava, all’antico Super-Ego, nella forma di matrice di gruppo, come risposta di rete. L’unica risposta alla violenza di massa è il dialogo collettivo.
Il processo che ha luogo nel gruppo intermedio può essere schematizzato come segue: il membro individuale, poto con altri in una struttura mutuamente frustrante, o rimane e odia oppure cade nel panico e scappa via (l’individuo è narcisisticamente rivolto verso di sé); se rimane abbastanza a lungo per odiare (dal punto di vista del gruppo, l’odio è una conquista), l’individuo diventa un membro individuale. Il dialogo deriva dall’odio e lo trasforma in energia endopsichica, che a sua volta, mobilita successivo dialogo. Il membro individuale per mezzo di una processo non diverso dalla mimica olografa, viene ristrutturato con un caratteristico senso di perdita di identità. Il gruppo più grande è antiteticamente diverso dal piccolo gruppo in quanto coinvolto nella koinonia o comunione.
La koinonia costituisce una rete di contenimento o matrice di gruppo e causa il cambiamento da persecutorio ad amichevole, permettendo cos’ alla sessualità di emergere come genialità. Il compito è costituire un legame per mezzo del processo trasformativo del dialogo, dei simboli e dei rituali, tra l’odio e il suo opposto, che non è l’amore ma la comunione della koinonia. Essa non può essere realizzata celermente, poiché, sebbene l’inconscio sia già presente nella situazione collettiva, esso richiede tempo per scoprire e costituire la coscienza collettiva.
De Marè afferma che l’energia psichica o mentale è odio trasformato, Lacan lo definisce pulsione. Parlando socialmente, se vogliamo realmente sopravvivere, quest’odio deve essere scaricato in forme di comportamento non istintuali. Tutte le sublimazioni dipendono dalla simbolizzazione e tutto lo sviluppo dell’Io, dipende dalla sublimazione dell’odio, un processo che non è istintivo ma sociale e deve essere espresso e coltivato. L’energia psichica è essenzialmente neutra e nelle circostanze appropriate può diventare costruttiva.
“L’ambiente facilitante” di Winnicot (1958) o il suggerimento di Foulkes (Foulkes e Anthony 1957), del “permettere alle energie aggressive di essere liberate a fini costruttivi è una richiesta di principio. L’odio è già facilitato, già liberato, infatti, esso è stato appositamente creato dal contesto come risultato della frustrazione. Gli Autori , hanno riscontrato nel gruppo intermedio, che alcuni membri trattavano la cultura di gruppo esattamente come se fossero nella cultura delle loro famiglie di origine. Per dirla con Foulkes (Foulkes S.H, Anthony E.J.) il bambino è determinato dai suoi genitori che sono a loro volta determinati dalla loro famiglia, regione, cultura, religione e nazione. Dal contesto relazionale, cioè, che l’individuo a sua volta contribuisce a creare man mano che cresce.
Un membro non poteva parlare nel gruppo più di quanto potesse nella sua famiglia di origine; un altro poteva solo rinnegare e protestare, mentre un altro ancora indulgeva in litigi violenti. Questo è ciò che chiamiamo trasposizione, diversa dal transfert; essa è il concetto centrale la pietra miliare di un gruppo intermedio di terapia. Per concludere, il linguaggio e il dialogo rappresentano un’eredità arcaica trasmessa attraverso l’individuo.

BIBLIOGRAFIA


De Maré P., Piper R., Thompson S.,
« Cultura e Koinonia » in Koinonia. Dall’odio, attraverso il dialogo, alla cultura nel grande gruppo”. Edizioni Universitarie Romane 1996, a cura di Rocco Pisani.


De Maré P., Piper R., Thompson S.,
“Koinonia. Dall’odio, attraverso il dialogo, alla cultura nel grande gruppo”. Edizioni Universitarie Romane 1996, a cura di Rocco Pisani.

De Marè.
Il gruppo intermedio. Tratto da PSYCHOMEDIA-GROUP-ANALYSIS

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