Dottoressa Liliana Matteucci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Caso C

Casi Clinici di Nullità Matrimoniale

CASO "C"

Caso "C"

2.3.1 Storia evolutiva e di coppia

Antonio proviene da una famiglia composta dai genitori e da cinque figli, lui secondogenito. Il padre, ufficiale dell'esercito, era rigido e autoritario; la madre, inizialmente semplice casalinga, era una donna invadente e polemica. La vita familiare è stata segnata dai comportamenti instabili della madre: dopo una fase in cui ella si è dedicata alla sola cura della famiglia, ad un certo momento si è rivolta sempre più ad interessi esterni alla casa. All'epoca del passaggio di Antonio dalle elementari alla scuola media, la madre iniziò a dedicarsi ai problemi del quartiere; in seguito si è appassionata di politica. Si è distaccata sempre più dalla vita familiare, fino a che, quando Antonio aveva 14 anni, vi fu una irreversibile crisi coniugale: dopo 19 anni di matrimonio i genitori si separarono e la madre lasciò la famiglia per iniziare una nuova vita, trasferendosi addirittura all'estero.
Per i cinque fratelli fu un grave trauma. Antonio fu bocciato due volte al ginnasio, poiché non si sentiva sereno, era irrequieto e conflittuale.
Il padre, occupato per buona parte della giornata con il lavoro, cercava di compensare la mancanza della figura materna attraverso un maggior rigore; tuttavia, con cinque figli e senza una figura femminile che si prendesse cura di loro, in casa regnava il caos. L'uomo, poi, si legò sentimentalmente con una collega, che sposò, e dalla quale ebbe altri due figli. Questo ristabilì un minimo di ordine e di regole all'interno della casa.
Antonio giunse alla prima giovinezza in uno stato di forte instabilità affettiva. Si iscrisse all'università, che ha lasciato dopo due anni. Dopo il servizio di leva, all'età di 24 anni ha iniziato a lavorare nel campo dell'informatica.
Per quanto riguarda la vita affettiva, egli ebbe una relazione con una compagna di liceo durata 3-4 anni; poi fu lei a lasciarlo e Antonio ne soffrì molto. Si legò ad un'altra ragazza per un pio d'anni, ma in questa seconda relazione si tenne ad una maggiore distanza affettiva, per preservarsi dalla eventuale sofferenza per la fine della relazione. Anche in questo caso, venne lasciato. Infine, all'età di 26 anni conobbe Roberta.
Ella si presentava come una ragazza aperta, espansiva e capace di dare affetto. I giovani si fidanzarono. La loro frequentazione fu comunque poco assidua, a causa dei continui viaggi di lavoro di lui. Dopo un anno e mezzo di fidanzamento, Roberta propose il matrimonio. Egli era tutt'altro che convinto di volersi sposare, poiché dopo l'abbandono da parte della madre pensava che nessuna relazione può essere per sempre, e pertanto è bene non impegnarsi troppo per preservarsi dalla sofferenza legata alla fine dei rapporti. D'altra parte, nella sua casa di origine non aveva un suo spazio privato, poiché vi erano sette figli (cinque del primo matrimonio, e due del secondo matrimonio), e, sentendo il bisogno di una sistemazione più comoda, accettò infine il matrimonio, che venne celebrato quando lui aveva 28 anni.
Dopo la nascita di un figlio, il legame di coppia, anziché rinsaldarsi, cominciò ad andare in crisi. Tornando a casa dai viaggi di lavoro, Antonio non trovava mai nessuno, in quanto che la moglie con il figlio si trasferivano dalla famiglia di lei, dove la donna poteva ricevere supporto nell'accudire il neonato.
Antonio ormai non provava più attrazione verso la moglie, e in lui il sentimento di lontananza affettiva si fece sempre più forte. Dopo sette anni di convivenza coniugale, consensualmente è stata sancita la separazione della coppia. E' stata poi la signora Roberta a promuovere la causa per la nullità matrimoniale, invocando per Antonio l'incapacità di assumere l'impegno matrimoniale dal punto di vista psicologico.


2.3.2 Esame diretto e protocollo testologico

Durante l'esame, nonostante un atteggiamento iniziale difeso, Antonio è poi stato capace di collaborare in modo abbastanza aperto. Tuttavia egli presenta caratterialmente una difficoltà introspettiva, dimostrando uno scarso contatto con le proprie vicende affettive di base. Egli stesso si è attribuito un carattere chiuso ed egocentrico; inoltre, ha riferito di avvertire in se stesso una grave difficoltà a "sbloccarsi".
Egli si presenta come una persona controllata, attenta e riservata, ma socievole, che immediatamente stabilisce il contatto con l'interlocutore. E' capace di mantenere un'attenzione focalizzata sul compito; ha sempre interagito con congruenza rispetto all'andamento del colloquio. Dimostra un livello intellettivo e culturale appropriato alla sua condizione socioculturale. Non si sono colte anomalie delle senso-percezioni, od alterazioni psicosensoriali in genere. Il processo di pensiero è apparso congruo e logico. Pertanto, egli è risultato essere una persona intelligente, socialmente adeguata ed efficiente; in lui quindi si riscontrano certamente aspetti validi.
Invece, si è evidenziato un profilo problematico per quanto riguarda l'umore e l'affettività. Complessivamente, gli si deve attribuire un profilo affettivo piuttosto grigio: si rileva un'affettività che può essere definita come "sottotono". Egli è poco capace di descrivere i propri movimenti emotivi: essi sono poco accessibili alla sua consapevolezza e quindi poco comunicabili. Inoltre, egli è poco dotato di capacità empatica. Questa povertà affettiva, ad un'analisi più approfondita, si configura però non come originaria mancanza di sensibilità emozionale, ma come una reazione difensiva acquisita, e dunque come elemento indicativo di una conflittualità interiore.
Infatti, considerando anche gli aspetti di contenuto del colloquio, si evidenziano segni di una tensione interna, indice di un nodo emotivo irrisolto. In lui, un bisogno affettivo profondo, che è rimasto insoddisfatto nelle fasi precoci dello sviluppo, e che è divenuto ulteriormente problematico durante il delicato periodo adolescenziale, si confronta e confligge con una potente negazione delle proprie esigenze affettive, e con una modalità difensiva ormai "strutturata" di distanziamento.
E' stato poi applicato al signor Antonio l'Inventario Multifasico della Personalità Minnesota. Esso evidenzia che in lui sono presenti tendenze a fornire un'immagine conformistica di sé. E' presente una certa quantità di meccanismi di difesa, che sul piano comportamentale possono tradursi in rigidità, formalismo ed accentuata adesione alle norme sociali (scale di validità in punti T = L-57; F-42; K-67). Il tono dell'umore è tendenzialmente depresso; egli tende ad essere abulico, e comunque a non riuscire a stabilire chiaramente degli scopi da raggiungere. Sono presenti tratti di dipendenza affettiva e delega delle proprie responsabilità e decisioni.
Il periziando dimostra di avere problemi emotivi che possono assumere caratteristiche di contraddittorietà nel comportamento. La modalità di comunicare può mostrare un fondo di seduttività.
Infine, ad Antonio sono stati somministrai test grafici. I risultati evidenziano segni d'instabilità emotiva e ansia (pressione e tratto discontinui). A livello formale si rilevano sentimenti di inadeguatezza, ritiro affettivo, esitazione e tendenza alla fantasia (collocazione in alto a sinistra). Inoltre, emerge psicoastenia, un bisogno d'appoggio, e pulsionalità primitiva (disegno della famiglia in basso). Nel disegno della famiglia immaginaria il periziando ha posto in rilievo la figura materna disegnandola per prima, e ha svalutato la figura paterna disegnandola per ultima e senza le gambe. Il personaggio svalorizzato segnala una figura maschile interiorizzata come inadeguata, con una scarsa stima di sé e una tendenza all'isolamento.


2.3.3 Considerazioni complessive sul caso "C"

In Antonio si è rilevato un profilo di "conflittualità nevrotica", rappresentato dalla presenza di istanze emotive contrapposte, per cui da un lato egli ha un bisogno intenso di affidamento e dipendenza, e dall'altro lato rifiuta le relazioni intime perchè percepisce ogni legame come potenziale fonte di delusione e sofferenza. Tale quadro può essere definito come disturbo psiconevrotico cronicizzato, si è costituito e consolidato nell'età evolutiva, ed è rimasto tendenzialmente stabile nel corso della vita
Questa grave disarmonia affettiva chiaramente deriva da difficoltà emozionali che egli ha sperimentato nell'ambito della famiglia di origine.
Già nella prima infanzia il piccolo Antonio percepiva la madre in modo ambivalente: essendo il padre rigido ed emotivamente chiuso, ella era il perno della vita affettiva familiare; ma ella era anche affettivamente instabile, e invadente, e dunque non riusciva ad essere percepita come sicura ed affidabile.
All'età di 14 anni Antonio ha sperimentato l'evento traumatico dell'abbandono da parte della madre, che ha lasciato la famiglia in una fase in cui c'era assoluto bisogno di una figura femminile accudente. Tale distruttiva esperienza lo ha portato a mettere in atto dei meccanismi di chiusura difensiva, che tuttora lo bloccano rispetto al coinvolgersi nelle relazioni affettive, anche se egli continua a sentire un intenso bisogno di colmare il vuoto affettivo, e superare il "tradimento" che ha ferito la sua evoluzione psicologica.
Per ciò che riguarda le scelte affettive di vita, questa condizione psichica di conflittualità interna ha coartato Antonio al punto tale da costringerlo ad attuare, nella sua vita affettiva, una reiterazione di comportamenti autolimitanti. Difatti, tutta la sua vita sentimentale è stata caratterizzata da esperienze iniziate, e precocemente interrotte. Antonio ha mostrato di procedere secondo uno "schema ripetitivo", caratterizzato dall'iniziare un'esperienza affettiva per poi, a fronte delle varie vicissitudini del rapporto, ritirarsi e "rinunciare".
Tale pattern comportamentale deve essere interpretato come il segno di un rigido condizionamento nevrotico per il quale egli, a fronte di ogni positiva occasione di autoaffermazione relazionale, sperimenta istanze punitive superegoiche, che lo spingono ad attuare comportamenti autolimitanti. In questo modo, egli evita anche il confronto con i propri limiti, e la verifica delle proprie reali capacità affettive.
Consideriamo ora particolarmente la vicenda matrimoniale Antonio - Roberta.
Egli è stato inizialmente attratto dalla stabilità affettiva che lei gli rimandava; tuttavia non è stato capace di aprirsi e concedersi completamente alla partner. Egli ha mantenuto verso Roberta una "riserva emotiva", e cioè uno stato affettivo ambivalente, in quanto che incombeva dentro di lui la fantasia inconscia di un ennesimo abbandono da parte femminile.
Si può concludere in modo convinto che il condizionamento nevrotico presente in Antonio all'epoca delle nozze ha gravemente menomato la sua capacità di potersi autenticamente impegnare nella scelta matrimoniale, essendo in lui "inibita" la capacità di riconoscere ed affermare "limpidamente", e con positiva speranza, le proprie esigenze affettive.
Si deve poi evidenziare che la crisi definitiva di coppia è intervenuta quando, con la nascita di un bambino, Roberta inevitabilmente ha dovuto ridurre l'attenzione verso il marito, concentrandosi sul neonato, e avvicinandosi maggiormente alla propria famiglia per poter avere il necessario supporto alla sua maternità. Ciò è stato emotivamente intollerabile per il periziando, che, istintivamente, ha anticipato ed evitato l'esperienza dell'abbandono distaccandosi emotivamente dalla moglie.

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