Vai ai contenuti

Conclusioni sui Casi "A B C"

CONCLUSIONI CASI "A B C"

Conclusioni

La disamina di questi casi di fallimento matrimoniale non solo evidenzia in loro la presenza di anormalità nella condizione psicologica, ma più specificamente dimostra quanto sia stato condizionante aver avuto nella propria infanzia una relazione   problematica con le figure genitoriali.

Il condizionamento operato dalla interiorizzazione di una relazione "distorta" con le figure parentali, si esprime  innanzitutto influenzando in modo decisivo la scelta del partner matrimoniale.
Possiamo definire una tale influenza come "transferale", nel senso che essa esprime il tentativo di riattualizzare nel rapporto matrimoniale il proprio rapporto con le figure genitoriali, che  costituisce ancora un nodo emotivamente doloroso ed irrisolto.
Questa proiezione sul coniuge di proprie emozioni antiche e difficili, questo "trasferimento" di emozioni dalla relazione primaria alla relazione coniugale, non costituisce di per sé qualcosa di patologico, poiché, anzi, può consentire  una crescita personale importante dei due partner.
Infatti, ogni vicenda matrimoniale può indirizzarsi verso tre possibili evoluzioni:

1) A volte la costituzione di una coppia matrimoniale, attraverso aspetti di temporanea "regressione emozionale", consente all'uomo e alla donna di fare positivamente i conti con aspetti difficili del proprio passato, così che le loro identità diventano infine più adulte e "sane"; il progetto di coppia può allora estrinsecarsi in modo più aperto e costruttivo.

2) A volte, invece, la coppia si costituisce come un sistema in cui la spinta ad una progettualità positiva ed aperta al nuovo è contrastata e bloccata da istanze problematiche che originano dai problemi del passato; ciò produce una relazione conflittuale appassionata, che fa però fatica a risolvere le tensioni, le quali tornano a ripresentarsi,  come circoli viziosi. Sono queste le coppie in cui può essere efficace un cammino di psicoterapia familiare.

3) Altre volte, infine, si costituisce un tipo di coppia nella quale i coniugi, senza via di uscita, si trovano a regredire al "livello" più problematico del proprio passato, così che il vissuto matrimoniale diviene una penosa riedizione del fallimento emozionale già sperimentato nell'infanzia. Il destino di un tale matrimonio è quello o di costituire una permanente prigione emotiva, luogo di una  infelicità "predestinata", o di rappresentare il contesto relazionale da distruggere ed abbandonare. Si può affermare che il terzo "tipo" di legame matrimoniale configura sicuramente una condizione di incapacità matrimoniale.

Per discriminare la presenza o meno di tale incapacità, occorre da un lato valutare l'entità delle dinamiche proiettive, dall'altro lato considerare qual è, a livello profondo, il patto su cui si fonda il matrimonio.

Ciò che conta è il "bilanciamento" tra due elementi: l'adesione consapevole ad un percorso che guardi al futuro e che si fondi su di una speranza positiva, e l'esigenza emotiva inconscia di confrontarsi con problemi emotivi irrisolti del passato.

Quando il bilancio è a favore del primo elemento, la vita coniugale è comunque nutrita di una autentica intenzionalità costruttiva, e il matrimonio si connota come psicologicamente sostenibile.

Quando invece prevale il secondo elemento, e quindi le dinamiche proiettive pervadono in modo patologico la coppia, mentre il progetto coniugale non riesce a connotarsi come aperto a costruire una realtà nuova (così come appare nei tre casi "esemplificativi" sopra presentati), si può sicuramente parlare di una condizione psicologica di incapacità matrimoniale.

Aut.sanit.n°66 del 21-05-2003
P.I.08501381001
Torna ai contenuti